Elessarbicycle descrive e lascia le sue impressioni sulle ultime di casa Noene
Con il test delle solette Noene Optimum OFP2 pensavo di aver concluso il mio lungo viaggio tra i prodotti della azienda svizzera. Così non è stato perché ho accettato l'invito della Noene Italia di sottoporre a un test ciclistico anche un’altra soletta: la Ergopro AC+ che, lo si vede subito anche senza essere un esperto, trova nella camminata e corsa a piedi i suoi terreni d'elezione.
E' un prodotto abbastanza diverso da quelli testati qui fino ad oggi, tutti accomunati dall'avere l'intera superficie ricavata dall'elastomero Shock Absorbing e avere o no un ulteriore rivestimento in tessuto.
Queste Ergopro AC+ hanno solo due minimi inserti dell'elastomero, una struttura in schiuma sintetica a memoria, la goccia metatarsale per distribuire la pressione di appoggio del piede a ogni passo compiuto e, last but not least, un rigido arco di supporto che aiuta ad allineare le giunture nelle articolazioni e correggere la postura; postura durante la camminata o corsa, servirà anche pedalando?
E' quello che ho voluto scoprire e per farlo non mi sono risparmiato. Tre bici usate, tre differenti pedali, tre differenti scarpe e un lungo finale per tirare le somme di oltre 170km, col caldo.
Un test difficile rispetto agli altri svolti per provare le diverse solette Noene; difficile perché trovare una collocazione ottimale a tutte le altre è venuto naturale: con le Ergopro AC+ è stato necessario prima trovare l'ambito di utilizzo congeniale a dispiegare le loro qualità, il ciclismo giusto potrei dire
E pagando lo scotto del mio raffronto continuo con le Optimum OFP2, davvero eccellenti durante la pedalata sportiva. Ma tanti chilometri e tante ore in sella usando le varie solette che Noene Italia mi ha messo a disposizione in questi mesi, con solerzia e attenzioni che raramente ravviso tra le aziende nostrane e senza mai mostrarsi invadente durante lo svolgimento dei lavori, mi hanno fatto accumulare esperienza: consentendomi di inquadrare queste Ergopro AC+ come non avrei potuto fare qualche mese fa.
Vediamo prima come è fatta e poi ci dedicheremo al test su strada.
Confezione classica di casa Noene, con le principali indicazioni di utilizzo in bella vista.
Ho scritto in apertura che anche senza essere esperti appare chiaro da subito che queste solette sembrino adatte alla camminata o alla corsa; perché la loro forma non è quella piatta e liscia vista per le altre solette Noene recensite. Una struttura complessa, lo spessore superiore, le zone sagomate per accogliere il piede, tutto contribuisce a questa prima, iniziale impressione.
Scendiamo in dettaglio: la forma ricorda quella di un plantare più che di una soletta e forse sto sbagliando io a non chiamarlo, appunto, plantare.
L'incavo per il tallone è ben pronunciato.
Cambiando prospettiva si apprezzano meglio la sua profondità e come la forma sia studiata per tenerlo fermo, protetto da slittamenti e rotazioni.
Spostandoci verso la punta in zona mediana troviamo le scritte che ci ricordano la presenza dell'arco stabilizzatore e dell'elastomero Noene.
Tutta la parte superiore è rivestita in tessuto Techno Fabric; un tessuto traspirante e antibatterico.
Ma è una volta girata che possiamo capire come è fatta questa Ergopro AC+.
Tre diversi materiali concorrono a formare la parte di appoggio: una schiuma in squillante giallo con effetto memoria nella quale sono affogati i due inserti (neri) dell'elastomero Shock Absorbing e un arco (azzurro) in flessibile carbonio che aiuta la postura.
Il ricorso all'elastomero come si vede è piuttosto limitato, con una piccola goccia in corrispondenza del tallone e una più ampia foglia in punta.
In corrispondenza della zona metatarsale è prevista una zona che distribuisce la pressione nella parte centrale del piede a ogni passo. Lo leggeremo in dettaglio più avanti, qui vi anticipo solo che è stato l'aspetto più difficile da decifrare pedalando, perché agisce in pratica nella zona delle tacchette, usando pedali con aggancio, e comunque nella zona del piede con cui esercitiamo pressione sui pedali anche se sono pedali flat.
Approfitto della soletta capovolta per tornare un momento sulla conformazione della zona del tallone, che da questa visuale mostra tutto il suo sviluppo.
Non nascondo che al primo utilizzo mi ha lasciato perplesso, temevo che nel corso dell'uscita mi avrebbe infastidito tanto spessore; alla prova dei fatti invece ho rilevato un notevole comfort, nessuna costrizione e una posizione precisa e stabile del tallone.
Per finire la zona di sostegno dell'arco planare, ben estesa e avvolgente.
Messe nelle scarpe da running sono state eccellenti: messe nelle scarpe da ciclismo potete immaginare quanto sia stato difficile capire come tutte queste parti lavorassero tra loro, con la scarpa agganciata a un pedale e quindi in una posizione fisse; per questo ho ampliato anche a scarpe "civili" con pedali flat.
Quindi in sella a pedalare....
La prova su strada.
Tre le bici usate, tre i pedali e tre le scarpe: per utilizzo Road, Mtb e flat. Usate sempre a solo, rimuovendo cioè le solette originali; che sarebbe stato impossibile, oltre che inutile, lasciare nelle scarpe.
In due casi su tre si sono rivelate ottime per uso ciclistico; nel rimanente hanno perso ai punti con le Noene Optimum OFP2.
Parto proprio dalla sconfitta, avvenuta con scarpe road con suola in carbonio. Una sconfitta ho detto ai punti, perché il livello di comfort è stato sempre elevato ma non la dissipazione del calore. In questo caso l'ampia superfice in spugna ha giocato il suo ruolo: morbida, mai cedevole tranne una prima impressione iniziale, nulla ha potuto contro l'efficacia del tessuto Nexus con cui è rivestita la sorella. Inoltre le scarpe usate durante il test hanno la punta affusolata e stretta, e questo alla lunga, ma molto alla lunga, ha causato un lieve fastidio quando sotto sforzo prolungato il piede si ingrossa. Ma parlo di diverse ore sui pedali.
Sia con scarpe da Mtb che civili, quindi con pedali Spd e flat, hanno battuto le Optimum: nel primo caso di un soffio, nel secondo con una buona lunghezza di vantaggio. E nel caso delle scarpe da Mtb ha contribuito molto il fatto non siano delle top di gamma.
L'assenza di suole in carbonio ha eliminato il problema del calore in eccesso, caratteristica (scomoda) delle scarpe così strutturate. Così mi sono potuto godere l'elevatissimo comfort offerto dalla schiuma e soprattutto la forma avvolgente, perfettamente sagomata ad accogliere il piede. Non ho rimpianto la minima presenza dell'elastomero (pedalando, del resto, non ne serva poi chissà quanto, quello sul tallone è di fatto inutile) e soprattutto ho capito l'importanza dell'arco di sostegno.
E per capirlo insieme dobbiamo fare una pausa e ripassare un concetto fondamentale: scarpa e pedale lavorano insieme nell'applicare lo sforzo. Ormai possiamo quasi dire che la scarpa è diventata più importante del pedale, una superficie su cui scaricare la forza che viene trasmessa dal piede attraverso la suola. Per questo abbiamo suole sempre più rigide, altrimenti l'energia andrebbe dispersa.
La schiuma è si morbida ma non è cedevole: si adatta alla forma del piede e poi così resta, nessun effetto spugna per capirci. Quindi il pericolo della dispersione è scongiurato.
Pedalando agganciati la pressione massima si esercita, ovviamente nella zona metatarsale, lì dove cioè abbiamo le tacchette. Questa pressione concentrata in un’unica zona si ripercuote su tutti il piede: a tanti di voi sarà capitato di avvertire fastidio, tirare diciamo così, in corrispondenza dell'arco plantare dopo diverse ore in sella. Questo perché è una zona del piede che normalmente, durante la pedalata cioè, è in tensione ma non è supportata.
Ed ecco che entra in azione il nostro arco di sostegno: in simbiosi con la goccia metatarsale abbiamo un trasferimento di pressione verso l'arco plantare, che troverà il suo supporto nel rigido arco. In pratica spingiamo bene con tutto il piede, come fosse lui la nostra suola rigida agganciata al pedale.
Per rendermene conto ho dovuto pedalare tanto: mi sono sciroppato oltre sette ore consecutive con le scarpe da Mtb (su strada però) e di solito il fastidio all'arco plantare si manifesta dopo circa quattro ore: stavolta mai. A "sporcare" un finale di test altrimenti perfetto ha contribuito il forte caldo di questi giorni. Anche se la suola delle scarpe usate non è in carbonio, sia l'assenza di un efficace sistema di ventilazione e sia l'innalzamento delle temperature hanno contribuito a far avvertire maggiormente il calore rispetto alle Optimum.
Con pedali flat le cose sono andate ancora meglio. Il piede in questo non è agganciato in una posizione fissa, e per quanta attenzione prestiamo è impossibile mantenere l'esatto punto di appoggio per tutto il tempo. Inoltre l'assenza dell'aggancio impedisce la pedalata rotonda (sinteticamente: con un piede spingiamo con l'altro tiriamo, ripartendo lo sforzo) rendendo quella "a stantuffo" l'unica opzione possibile, con conseguente maggior carico in fase di spinta.
Qui ho potuto apprezzare ancor più il sostegno dell'arco plantare e ho potuto mettere a fuoco i vantaggi sulla postura, perché quando sei agganciato, la posizione quella è. Vero, un minimo di gioco angolare esiste usando tacchette apposite, ma è minimo e il piede lavorerà sempre nella corretta posizione. Cosa che non avviene usando pedali flat, dove, tra l'altro lavoriamo con scarpe non specifiche e le rotazioni e gli spostamenti anche del piede all'interno della scarpa sono normali. Movimenti scongiurati da queste Ergopro AC+ e in più viene naturale l'allineamento del piede col ginocchio senza che si verifichino le solite (fastidiose) rotazioni interne della caviglia che, senza nemmeno ce ne accorgiamo, avvengono pedalando liberi.
Come tutte le altre solette Noene che ho provato tutto ciò che ho rilevato non si mostra subito. Non hai mai un’immediata percezione di cosa stiano facendo e sono necessarie ore a pedalare e giorni a metabolizzare le impressioni per ricavare un quadro veritiero. Ma il fatto che una caratteristica non si avverta all'istante non significa non c'è o che servono per forze ore a pedalare senza interruzione perché si mostri. Lavora, a nostra insaputa, ma lavora.
Conclusioni.
Tiriamo le somme e proviamo a capire insieme dove usare queste solette Ergopro AC+.
Escludo le scarpe con suola in carbonio, ma solo per il calore generato da questo tipo di suole e solo perché in catalogo Noene abbiamo le Optimum OFP2 che sotto questo aspetto non hanno rivali. Forma e spessore potrebbero creare difficoltà a inserirle negli scarpini più affusolati; potrebbero, non ne ho certezza perché non ho fatto la prova con varie scarpe.
Scarpe stradali o da Mtb con suola in nylon invece accolgono con favore queste solette; e più economica è la scarpa maggiore il beneficio.
Nel caso di pedali flat influisce la scarpa, ovvio; di solito indossiamo scarpette sportive ma non estremamente tecniche e questo apre a una nuova interpretazione. Tanto comfort e benefici camminando, un ottimo sostegno e un bell'aiuto nel mantenere una posizione corretta del piede appena saliamo in sella. In questo ultimo utilizzo le ho trovato decisamente più appetibili delle Optimum di cui sono grande estimatore, si è capito.
Sono solette polivalenti, adatte a più usi. Offrono più di altri modelli della casa, per esempio le Urban o le Invisible, grazie alla schiuma, il sostegno rigido e la forma modellata; costano più delle sorelle citate, ma è un aumento giustificato dalle superiori performance globali. Se poi siano esattamente queste le caratteristiche che cercate o no, io non posso dirlo. Al mio solito faccio di tutto per offrire le informazioni frutto dei test, a voi farne uso. Io ho inserito in pianta stabile, è il caso di dire, le Ergopro AC+ nelle scarpe da Mtb, in sostituzione delle sorelle Optimum (temporaneamente prestate e ora tornate nelle scarpe in carbonio) e preferendole alle Invisible che lì erano destinate.
Questo il link ufficiale di Noene Italia per queste solette.
Buone pedalate.
fonte: www.elessarbicycle.it






















